Smart working, solo un’impresa italiana su quattro pronta per l’emergenza

18-05-2020   Fabio Mazzocchio Blog

Monitoraggio Unioncamere-Anpal: investimenti aumentati del 23% nel biennio 2018-2019, ma non basta. Le aziende di servizi informatici, Tlc e finanza i top spender. Sud in vantaggio, ma le piccole aziende faticano a stare al passo.

 

 

Lunedì 18 Maggio, entra nel vivo la fase 2, al via le riaperture di negozi, bar, ristoranti, parrucchieri ed estetiste, molte di quelle attività rimaste chiuse a causa del LockDown per oltre 2 mesi, molte altre aziende sono operative già da diversi giorni in modalità smart working o "lavoro agile", ma quante sono le PMI italiane ad oggi davvero "digitalizzate" a sufficienza per permettere ai propri dipendenti di lavorare da casa? Secondo il monitoraggio di Unioncamere-Anpal solo un quarto delle imprese italiane è arrivata “preparata” alla prova smart working imposta dal lockdown: il 24,6% delle aziende ha investito nell’adozione di sistemi di lavoro a distanza tra il 2015 e il 2019. “Campioni” di smart working le imprese di servizi informatici e di Tlc. Public utility, servizi e industria sono invece i settori top spender.

Emerge dal bollettino annuale del Sistema informativo Excelsior di Unioncamere e Anpal, secondo cui la spesa in smart working è cresciuta rispetto al 2018 del 23,5% e segue un trend di incremento consistente, “destinato probabilmente – fa sapere una nota – a conoscere una ulteriore impennata nel prossimo futuro”.

Non tutti i settori si sono potuti adattare all’introduzione del lavoro agile nella stessa maniera. L’ambito più ricettivo è quello delle Public utilities (luce, acqua, gas) in cui il 34,7% delle imprese ha dichiarato di aver investito in smart working, a seguire quello dei Servizi (25,5%), l’Industria (22,5%) e fanalino di coda le Costruzioni (19,9%).

All’interno del mondo dei servizi, hanno investito in smart working il 50,9% delle imprese di Servizi informatici e delle telecomunicazioni, il 48,8% delle imprese di Servizi finanziari e assicurativi, e il 40,3% dei Servizi avanzati di supporto alle imprese. A questa modalità di lavoro a distanza hanno invece guardato solo il 15,7% delle imprese dei Servizi culturali, sportivi e altri servizi alle persone e il 17,9% dei Servizi di alloggio e ristorazione e servizi turistici.

Nel sistema industriale, sul lavoro agile hanno puntato il 33,3% delle Industrie elettriche, elettroniche, ottiche e medicali, il 32,8% per le Industrie chimiche, farmaceutiche e petrolifere e il 29,6% delle Industrie di fabbricazione macchinari.

 

Un passo avanti le aziende del Sud

Il Mezzogiorno è l’area del Paese in cui maggiormente le imprese hanno puntato sul lavoro a distanza, un’opportunità offerta dalla tecnologia per colmare altri gap strutturali. A favore di questa modalità organizzativa hanno investito il 27,1% delle imprese meridionali. A seguire il Nord Ovest, con il 24,1%, il Nord Est con il 23,5%, quindi il Centro con il 23%.

A fare la differenza, però, è soprattutto è la classe dimensionale delle imprese. L’innovazione del lavoro agile riguarda infatti il 53,1% delle aziende con più di 500 dipendenti, il 50,3% delle aziende tra i 250 e i 499 dipendenti e il 41,8% delle aziende tra i 50 e i 249 dipendenti. La percentuale scende per le imprese più piccole. Infatti si notano investimenti in smart working solo per il 31,1% delle imprese tra i 10 e i 49 dipendenti, e per il 21,3% di quelle tra 1 e 9 dipendenti.

Lo smart working è però solo una delle possibili modalità  organizzative e dei nuovi modelli di business che stanno adottando le nostre imprese messi a disposizione dalla trasformazione digitale.

Excelsior mostra infatti che nel 2019 ben il 36,9% delle imprese (contro il 35,4% del 2018) ha dichiarato di aver investito in attività di digital marketing. Al primo posto il settore dei servizi (39,3%), al secondo quello delle Public utilities al 37,3%, poi al 31,2% il settore dell’Industria e il 25,5% in quello delle Costruzioni.

Dal punto di vista territoriale si nota una sostanziale omogeneità tra tutte le aree del paese in cui spiccano sia il Nord Est con il 37,5%, sia il Sud e le isole con il 37,3%. A seguire il Nord Ovest con il 36,9% e il Centro con il 35,8%.

Le imprese più grandi hanno un tasso maggiore di investimenti in digital marketing: l’innovazione riguarda infatti il 70,5% delle aziende con più di 500 dipendenti, il 68,3% delle aziende tra i 250 e i 499 dipendenti e il 58,5% delle aziende tra i 50 e i 249 dipendenti. La percentuale scende per le imprese più piccole. Infatti, sui canali di promozione e vendita online hanno puntato un buon 44% delle imprese tra i 10 e i 49 dipendenti e il 33% di quelle tra 1 e 9 dipendenti.

 

Fonte: https://www.corrierecomunicazioni.it/digital-economy/smart-working-solo-unimpresa-italiana-su-quattro-pronta-per-lemergenza/