Ricorso al lavoro agile anche post Covid

25-06-2020   Fabio Mazzocchio Blog

Ministra Dadone: Un milione di dipendenti pubblici lavorerà in smart working a partire dal 2021.

 

 Secondo le rilevazioni di Palazzo Vidoni, lavorano da remoto 7 lavoratori su 10 con picchi del 90%. Spetterà comunque alle singole amministrazioni decidere a quota di lavoratori “agili”.

Di Vittorio, rivela un rischio legato alla mancanza di regole certe sulla disconnessione.

Con la formazione di questa nuova tipologia di contratto vanno affrontate tutte le problematiche emerse: pause, fare distinzioni tra lavorare il giorno e la notte, di sabato e festivi, sui mezzi da utilizzare, evitare le discriminazioni di genere.

A conferma interviene il presidente dell’Autorità Garante delle Privacy, il quale sottolinea che per sfruttare questa opportunità come una forma di progresso e non di recesso bisogna garantire le adeguate dotazioni strumentali, garantire la connettività, garantire la sicurezza delle piattaforme, distinguere lo spazio privato e professionale, per non perdere tutti i diritti acquisiti fino a questo momento.

Infine Mariano Corso, Responsabile Scientifico dell’Osservatorio Smart Working del Politecnico di Milano, sostiene il diritto del lavoratore a non essere sempre connesso, ma il modo con cui si traduce questo diritto deve essere diverso.

Un elemento fondamentale dello Smart Working deve essere la ‘non omologazione’, ovvero gli accordi devono poter essere personalizzabili sull’esigenza dell’azienda e le esigenze di ciascuna persona.

L’azienda deve adottare misure tecniche e organizzative che regolano e assicurano il lavoratore in Smart Working. In questi anni alcune grandi aziende hanno garantito questo diritto: viene stabilita una fascia oraria in cui il lavoratore è reperibile, al di là si quell’orario resta inteso che non lo sia.